In ricordo di Gian Paolo Vistoli

 

In un giorno qualunque di inizio d’estate il nostro amico “Paolo” ci ha lasciati. Sì e anche lui per sempre se n’è andato. Da solo, in silenzio, senza disturbare ... Sì, è proprio così, perché lui non disturbava mai. Molti hanno conosciuto Paolo Vistoli, o meglio "Jean Paul" Vistoli come a volte amava chiamarsi. Ma pochi l’hanno conosciuto come lo conoscevo io. Correva l’anno uno-nove-sette-tre, ero poco più di un ragazzino, quando Lui quasi mi “adottò”. Mi trovavo in piazza Kennedy, al circolo “Iride”, dove c’era l’ufficio della “Sub Delphinus”, il suo sodalizio che con orgoglio aveva fondato. Avevo quindici anni e Paolo venti più di me. Ed è stato proprio lì che lo conobbi. Allora non si parlava solo di fucili e cernie maestose, ma anche di fotografia, di Orientsub e di “case in fondo al mare”.

Fu lì che nacque una profonda amicizia: quanti momenti felici condivisi; quante immersioni da sogno e viaggi in paesi lontani. E poi chi non lo ricorda con la sua “Pinocchio” sul viso. Chi non lo ricorda con il suo gommone ingiallito dal tempo. E poi il “Bagno Giordano” severo custode di tanti momenti felici. Sì, tanti sono i ricordi! Troppi sono i ricordi di una vita passata. Ma il ricordo più grande è il suo sguardo profondo con quei suoi occhi di un “bell’azzurro del colore del mare”.

“At salùt Pevol” (lo salutavo così, in romagnolo).

Il tuo amico Cico