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| UNO STAGE A BORDO DELL'ISLA NEGRA |
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Scrutando il cielo ed annusando l’aria (si fingeva ed atteggiava così ad esperto e navigato marinaio) Gianluca si rese conto che il tempo non prometteva nulla di buono per il week-end. I meteo televisivi avevano già annunciato l’arrivo di una perturbazione atlantica che avrebbe investito, nel giro di poche ore, i mari nord-occidentali della penisola. Aveva già caricato nella station-wagon la scala, tutta l’attrezzatura da palombaro e le sue masserizie. Temeva sarebbe stato uno stage pieno di ostacoli, soprattutto a causa del maltempo. Ma li attendevano, lui e Marino, a Cala Galera, nel promontorio dell’Argentario, dove quattro sub volevano provare l’emozione di vestire lo scafandro da palombaro, e questo a loro bastava. Contemporaneamente, a Bologna, Marino partecipava ad un corso della sua Ditta, durante il quale tentava di affrancarsi quanto prima per raggiungere il compagno di avventure e disavventure. Aveva salutato la moglie di buon’ora, promettendole di riguardarsi e di badare a quel pallinato... Il loro rendéz-vous fu degno del migliore aggancio fra navicelle spaziali. Non altrettanto il viaggio. Il traffico, incidenti e deviazioni li costrinsero ad un viaggio che durò pressoché il doppio del previsto. Nonostante l’orario d’arrivo furono i primi ad imbarcarsi sull’Isla Negra, di Moreno Soldi, accolti dal marinaio… Alexandra. Tanta fatica a trasbordare tutto il bagaglio e l’attrezzatura e, di lì a poco, arrivano gli allievi: due uomini e due donne. Le consuete presentazioni, quattro chiacchiere, la naturale rinuncia di uno di loro e … tutti a nanna: domani ci sarà tanto da lavorare, per tutti. Il risveglio avvenne al suono delle stoviglie. Gianluca e Marino si alzarono all’istante ed indossarono le loro tute di un rosso fiammante. Durante la sostanziosa colazione arrivò il comandante: Renato. Dopo le presentazioni, due chiacchiere, le considerazioni sul mare (molto) mosso, fu ovvio che la programmata Giannutri non rispondeva alla bisogna. Si decise quindi di doppiare l’Argentarola e di riparare ad est di Porto S. Stefano, dove si poteva inoltre trascorrere la notte. Durante la traversata Consuelo svelò di essere un istruttore velista, collaborando attivamente alle manovre alla velatura. Gli istruttori invece, quale deludente spettacolo, mostrarono di soffrire, chi più chi meno, il mal di mare. La vista dell’Argentarola rappresentò per qualcuno un libro di ricordi. In vista della meta fu spiegato agli allievi il funzionamento dello scafandro ed in particolare dell’elmo. Furono inoltre illustrati i primi esercizi che sarebbero stati eseguiti, una volta in acqua. Finalmente approdarono in acque a ridosso, in cui si avvertiva solo parzialmente l’infuriare del vento e delle onde. Fu subito apprestata la scala per il palombaro che, con enorme fortuna, sembrava fosse stata costruita direttamente in loco, tanto era su misura. Fu però chiaro che necessitava di qualche adeguamento all’uso in barca, tipo l’allungarle i piedi. Fu quindi montata tutta l’attrezzatura e gli accessori per la vestizione e la discesa dei palombari. Gli istruttori impartirono brevi ma chiare istruzioni, e molte spiegazioni, ai tre allievi palombari, per altro esperti sommozzatori, e quindi avvezzi al Mondo Silenzioso (come lo chiamava il comandante Cousteau). In breve il primo allievo fu vestito e pronto ad entrare in acqua. Il fondale scelto era a circa cinque metri, ma la corrente aveva un po’ intorbidato la proverbiale acqua limpida dell’Argentario. E finalmente il primo lento, pesante tuffo, giù per la scala, lungo la cima dello scandaglio, fino al fondo, in una dimensione ancora più distante del solito mondo a noi così amato ma che non ci appartiene. Maurizio, Leonardo e Consuelo si alternarono mattina e pomeriggio, nei ruoli di palombaro, guida ed aiutante, impratichendosi e quindi sostituendosi in breve agli istruttori nella fase della vestizione. Le loro piacevoli fatiche furono interrotte dal pranzo e terminarono verso l’ora di cena.
Dopo una passeggiatina per Porto S. Stefano, con tanto di gelato-premio
e miriadi di chiacchiere, i nostri eroi trovarono la via delle lenzuola,
per una meritata ed indispensabile notte di riposo. Più che meritata! Marine Consulting, le parti non completate dello stage. Arrivarono poi le parti più odiate del bel gioco: lavare, far asciugare e riporre in macchina il tutto. Il pranzo non fu un addio, ma un piacevole arrivederci, in una crescente mescolanza di progetti per il futuro, alcuni dei quali in comune. |