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| PALOMBARI O MOSCHETTIERI? di Caccaro Monica, Capezzali Daniele, Messina Alessandro, Minguzzi Gianluca e Paolini Fabrizio |
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Dovevamo essere in tre, poi siamo diventati quattro. Non ci conoscevamo. Ci siamo iscritti in solitario, sperando che con i compagni di corso potesse nascere della collaborazione. Già questa è stata una prima sfida. Conclusasi al meglio, dobbiamo proprio ammetterlo! Siamo Fabrizio, Alessandro, Monica e Daniele e ci siamo incontrati per la prima volta grazie a questo stage... così come ci racconta Sandro: “15 aprile : si parte per Ravenna. Monica, con un paio di telefonate, ha già preso in mano la leadership logistica del gruppo allievi palombari sportivi e ha prenotato l’hotel per tutti. La sera prima del corso abbiamo già modo di conoscerci in tre, Monica, Daniele ed io (Sandro), e tirare mezzanotte parlando di immersioni, comuni conoscenze subacquee e esperienze varie. Di quel che ci aspetta domani si parla poco: c’è sicuramente curiosità, più un po’ di apprensione nel chiederci se saremo all’altezza. 16 aprile: raggiungiamo il Centro della Marine Consulting, dove ci aspetta Fabrizio, “l’ala militare” del nostro gruppo di allievi. Al Centro c’è la piscina, profonda 5 metri, che ci vedrà all’opera con il vestito e l’elmo da palombaro.” Anche Fabrizio da una bella versione del nostro incontro: “Una zona industriale, in mezzo a capannoni e campi incolti. E’ presto, sono solo, fa freschino (poi pioverà) e la struttura che Ci dovrà ospitare è chiusa. Intorno, relitti di attrezzature subacquee professionali, di imbarcazioni da lavoro, di camere iperbariche mi ricordano che per un corso da Palombari si deve avere prima di tutto il rispetto di ciò che sono e sono stati i Palombari: dei Lavoratori del Mare, come scrisse Victor Hugo. Il posto è proprio perfetto e non a caso il Virgilio del luogo è uno stakanovista con il viso da veterano dei lavori in piattaforma, una specie di Granatiere della Guardia di un mitico Napoleone dei Mari. Mi accoglie amichevolmente nella struttura dove opereremo ed alla mia domanda su quando arriveranno gli Altri, mi sorride e con pazienza mi dice: “Arriveranno, ma è ancora presto…per loro”. Non sono ancora le 08,00. Chissà chi saranno questi “Altri”. Vedremo. Arrivano e li conosco di persona: Sandro, Daniele e Monica, che è anche carina, e ciò non guasta.” Monica è l'unica ragazza del gruppo e il suo punto di vista è ovviamente un po' diverso: ”L'arrivo a Mezzano è stato sorprendente... mi aspettavo un normale centro sportivo con piscina per allenamenti subacquei, e invece, trovo un gran capannone con dei lavori in corso di tipo abbastanza curioso, come una batisfera (mai vista una prima!) e degli scafi, stranissimi ai miei occhi. Ci intrattiene un signore dai pittoreschi baffoni (sta dipingendo ad arte la batisfera di un bel giallo sole) raccontandoci di piattaforme petrolifere nel Golfo del Messico. Comincio a chiedermi dove cavolo sono finita... mi guardo attorno, un po’ smarrita ma curiosa e cerco un timido conforto negli sguardi dei compagni di avventura. Loro sono sicuramente più interessati di me a tutto ciò, soprattutto Fabrizio, che ne è addirittura affascinato! Io, invece, mi sento sempre più ignorante e fuori luogo, ma non mi abbatto, sono qui proprio per fare una nuova esperienza e sono pronta ad imparare tutto quello che evidentemente non so.” Ma procediamo con ordine e sentiamo cosa ci racconta Fabrizio! “Arriva il Ns. Istruttore, Gianluca Minguzzi. Non perde tempo, si mostra deciso, al limite del duro e, soprattutto, si dichiara “Marcantiano”. Mi piace: c’è comportamento formale, quasi militare, tanto detestato dai colorati turisti della subacquea. Bene. La vasca dove lavoreremo mi ricorda la torre da immersione dei Sommozzatori della Marina: acqua torba e fredda. Un altro punto a favore. Spiegazione sull’attrezzatura, sui rischi e, soprattutto, solo poche parole per dirCi che quello che non Ci verrà detto lo dobbiamo sapere già. E’ giusto, siamo considerati sub esperti, siamo andati per imparare cose nuove, non per prendere ripetizioni. Molto “Marcantiano”. Il fascino dell’attrezzatura è irresistibile, riprovo l’emozione della vestizione di un equipaggiamento subacqueo, impensabile senza l’aiuto dei miei Colleghi. L’elmo di bronzo ed il collare sono un simbolo di forza e di resistenza; le scarpe mi fanno capire dal vivo cosa vuol dire quando “Ti fanno le scarpe”: 7 Kg l’una portano giù presto e senza scampo. Il vestito coreano mi conferma che la Moda migliore è quella Italiana. Poi le prove su due giorni, 3 volte in acqua con incremento del livello di difficoltà. Mi sono allenato, ma a fare cose diverse. Il confronto con ogni prova è serio, impegnativo e, quindi, molto divertente. Tutto è veramente nuovo anche per sub esperti. Anche per Istruttori Federali Marcantiani. E ci sono, poi, le prove fuori dell’acqua, quelle sulla vestizione del Collega, forse le più difficili. Qui capisci che da un tuo errore, anche banale, può dipendere la vita di chi si immerge. Senza disciplina ed ordine non si fa il Palombaro, ma il pesce pagliaccio. Sandro, Daniele e “Miss” Monica sono proprio in gamba, gente da reparti speciali e, d’altra parte, difficilmente degli insipidi curiosi sarebbero venuti a fare questo corso. L’aria che si respira (anche) nell’elmo sa di storia e di eroismo, di fatica e di addestramento, insomma, sa di “Decima”.” Daniele ha vissuto un paio di esperienze particolari:”Io ed i miei tre compagni, ci accorgiamo subito che l’unica cosa che accomuna il sommozzatore ed il palombaro è la fisiopatologia d’immersione, per il resto sono due mondi a parte; il modo di muoversi e fare le cose più elementari, la cura nello svolgimento delle fasi prima dopo e durante l’immersione, la diversa energia che deve essere data ai movimenti e la difficoltà nella regolazione dell’assetto sono alcune delle più vistose differenze tra questi due modi di andare sott’acqua. La piscina è bella torbida e dopo le preoccupanti spiegazioni dell’Istruttore Minguzzi ci riscopriamo galantuomini, decidiamo allora che prima debbano andare le signore e quindi Monica, l’unica donna del gruppo, sarà la prima a scendere.” A tale riguardo Monica ha qualcosa da aggiungere..."All'arrivo dello staff HDS si da il via alle "danze". Dopo un breve briefing, l'istruttore ci lascia soli per decidere chi di noi entrerà in acqua per primo. E' così che scopro quanto sono cavalieri (leggi: coraggiosi) i miei compagni di squadra! Pazienza, mi dico, farò da cavia, tanto se sbaglio qualcosa o anche dovessi fare una brutta figura, ho sempre la scusante di essere l'unica femminuccia del gruppo... non vi dico che emozione farsi infilare un abito gommato (estremamente sexy...) da tre uomini! E poi vederli ai miei piedi intenti ad allacciarmi delle scarpette da quindici chili! Wow... indimenticabile!” Torniamo a Daniele:”La prima volta che ho messo lo scafandro ho pensato che la mia schiena non mi avrebbe mai perdonato, 80 Kg contro i miei esigui 72 Kg, fortunatamente sott’acqua il grande Archimede ci viene incontro e scendere non risulta più un peso ma una liberazione. Mentre facevo esercizi mi comunicano che stavo per finire l’aria e che dovevo risalire alla scaletta, piano piano risalgo e mi assicurano, chiudono l’aria e cambiano bombola; la risalita mi aveva un po’ affaticato, visto che non ero molto pratico dell’attrezzatura, passano i secondi e sento l’aria viziata poiché non era stato aperto il mio oblò frontale, la sensazione è delle più sgradevoli mai provate: respirare a pieni polmoni col peso dello scafandro che si fa sentire e tuttavia avere sempre l’esigenza di un nuovo atto respiratorio. Le immersioni seguenti sono state le più belle, esercizi di manualità e d’assetto ci hanno messo alla prova; alla fine calata veloce sul fondo con relativo effetto “domopack”, nome coniato dal nostro Fabrizio “decima” Paolini e pallonata da 5 metri di profondità dove al contrario di tutti sono rimasto incastrato con mento e nuca all’elmo che invece doveva salire oltre la testa, un’altra sensazione poco piacevole, ve lo assicuro.” Insomma, per riassumere, Sandro scrive: “Una due giorni di lezioni, vestizioni, immersioni e svestizioni, alternandoci nei ruoli di palombaro, guida e assistente. Con progressioni previste nella didattica studiata da Gianluca, il nostro istruttore (e chi è il De Niro di “Men of honour”?), riusciamo a effettuare tre prove a testa e a raggiungere una buona confidenza con tutto il materiale, in acqua e a terra.” A questo punto mancano le considerazioni di Monica: “ Il momento più bello ed emozionante è stato l'istante che ha preceduto la chiusura dell'oblò... l'ultimo ok dato all'istruttore e poi dagli scherzi si passa alle cose serie. Inizio a scendere la scaletta, e l'acqua mi abbraccia come sempre quando mi immergo. Questa volta però, il mio viso resta asciutto e sento l'aria che entra nell'elmo creando un leggero vortice. E' una sensazione nuova, mi sento come un astronauta sulla luna. Tutto quel peso che i ragazzi mi hanno aiutato a portare fin sul bordo della vasca con tanta apprensione ora non esiste più, riesco a muovermi con una certa facilità e il mio spirito di adattamento non si deve sforzare poi molto... con mia estrema sorpresa riesco ad eseguire gli esercizi al primo colpo e mi dispiace quando mi "ordinano" di uscire...” E adesso veniamo alle conclusioni più personali, alle emozioni e ai ricordi che ognuno di noi si è portato a casa dopo questa splendida esperienza. Sandro: Dal mio punto di vista, una bella esperienza iniziata per curiosità e interesse verso cose e pratiche del passato; terminata con la sensazione di una nuova passione e la soddisfazione di aver veramente imparato qualcosa di nuovo e di utile (anche nelle immersioni di tutti i giorni). Certamente, ho trovato il corso impegnativo, soprattutto per me che non sono più un subacqueo così assiduo, ma devo dire che la progressione degli esercizi, l’assistenza che ho ricevuto e soprattutto il clima assolutamente amichevole e non competitivo che ho trovato, mi hanno permesso di vivere serenamente e in modo appassionante questa esperienza. Resta la voglia di rientrare nel vestito da palombaro e la curiosità di provare a scendere in mare, anche se non potrò mai pensare di fare queste cose per conto mio, visto l’impegno e le attrezzature necessarie. E questo non e’ un limite, ma il punto di forza : l’attività dei palombari e’ fatta di persone che lavorano insieme, capacità tecnica e attenzione nell’usare attrezzature impegnative e passione per il mare. Esistono valori più positivi? Monica: Ho fatto un tuffo nella storia, che per me è solo futuro, come ogni cosa che ancora non conosco. Mi è rimasto il desiderio di indossare ancora quello scafandro per poter godere delle emozioni che ogni passo sa regalare, senza voler sfidare nulla e nessuno, solo per l'estrema soddisfazione di sentirsi tutt'uno con un'attrezzatura che sembra tanto pesante, ma che in realtà è capace di farti volare, e non solo con la fantasia... Daniele: Per un giovane come me, attualmente 24 anni di cui 12 come sommozzatore e 3 presso la Scuola Militare Navale “Francesco Morosini”, questo mini corso rappresentava non solo una sfida alle mie capacità fisiche e mentali, ma anche un voler ricordare quella che era l’immersione decine di anni fa ed i sacrifici fatti da molte ardite e brillanti menti, affinché noi tutti, potessimo, al giorno d’oggi, scorrazzare in lungo ed in largo per i mari con molta libertà e facilità. Al termine del fine settimana posso dirmi stanco ma appagato, gran parte delle mie curiosità sono state soddisfatte e uno dei miei prossimi obiettivi è quello di farmi un po’ di attrezzatura di base; il corso è stato molto intenso come intense sono state le nostre emozioni per questo meraviglioso tuffo nel passato. Fabrizio “Decima”: Dopo due giorni il nostro Gruppo è diventato una Squadra, c’è intesa e simpatia. I momenti conviviali non tradiscono lo Spirito che abbiamo risvegliato, anzi, lo animano di più e l’aria ora sa anche di Amicizia. Arriviamo alla fine, il Comandante Minguzzi consegna i brevetti. Siamo Palombari Sportivi, con tanto di autografo del Presidente HDS Italia sul manuale datoci per il corso. C’è anche una deliziosa pergamena ed un gradito regalo di un appassionato frequentatore della HDS. La soddisfazione è grande. Ma in ogni documento c’é scritto “Basic”. Credo che i miei nuovi Amici stiano rimuginando sulla mia stessa idea: “Basic ?! Ok, la sfida deve continuare” .
Volevamo solo provare a fare i palombari... abbiamo finito per essere "Tutti per Uno, Uno per Tutti" !!!
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