CRONACA DI UNA GIORNATA ECOLOGICA

OPERAZIONE FONDALI PULITI

di Gianluca Minguzzi

 

Anche questa volta le previsioni meteo non preannunciavano nulla di buono. Nulla di strano o di nuovo: chi ha seguito le precedenti puntate saprà già che è pressoché sempre così. Ogni volta che si tratta di partecipare ad una manifestazione, tenere uno stage lontano dalla base o simili il maltempo ed imprevisti vari sono assicurati. C'era addirittura chi, i soliti amici, aveva insinuato che bastava sapere se andavamo o meno in giro con lo scafandro per conoscere l'esito del tempo: altro che le previsioni meteo in TV... noi sì siamo una certezza... (grohan!!!)

Questa volta si trattava di partecipare alla manifestazione Operazione fondali puliti, organizzata da Barone Blu e Scuba Doo di Arezzo e Costa d'Argento di Porto S. Stefano. I ragazzi di Scuba Doo, nostri allievi, ci avevano invitato allo scopo di colorire la manifestazione con una esibizione con lo scafandro da palombaro. Come dire di no a degli amici, ed alla prospettiva di una immersione in scafandro all'Argentario? Così fu caricata nella station-wagon tutta l'attrezzatura da palombaro e le masserizie, tranne la scala, particolare da non trascurare, ve lo posso assicurare...

Questa volta il viaggio fu molto più agevole, a parte un'avvilente fila in Appennino.

L'orario di arrivo fu rispettato e fu bello rincontrare gli amici acquisiti l'anno precedente. Comodamente seduti alla conviviale tavolata, assistemmo all'entrata ad effetto della mia Guida per l'occasione, il bravo e fido Matteo, che ebbe per palcoscenico un caratteristico ristorante al Porto, ove stavamo cenando. Fatta una passeggiata ed i debiti piani di battaglia si andò tutti a letto. Al risveglio fu chiaro che il tempo non era dei migliori, ma non avrebbe sicuramente piovuto, e questo poteva bastare. Giunti al diving verificammo lo stato del mare, quasi una tavola. Scaricammo la macchina di tutto il necessario all'immersione del palombaro e di Beppe, mio abituale compagno d'immersione e cameraman. Fu velocemente allestito ombelicale ed accessori e, dopo un'indispensabile prova di funzionamento, iniziammo tutti a dare informazioni ai vari curiosi che, come quasi sempre accade, fanno 100 progetti e ben poco mantengono.

Fra il primo ed il secondo turno di immersione iniziò la mia vestizione, come sempre condita di scherzi e lazzi. Molti cercarono il palombaro per la inusuale e quindi ambita foto con palombaro, questo essere subacqueo preistorico. Come accennato non era stata prevista l'apposita scala di discesa/risalita, essendo disponibile lo scivolo d'alaggio per le imbarcazioni.

Matteo, fidata guida, completa la vestizione del palombaro subito prima dell'immersione

Con l'acqua alla cintola per vari metri, percorsi il porticciolo e finalmente giunsi in acque libere. Che sollievo essere completamente immerso, con la possibilità di scegliere l'assetto e non sentire il grave peso di elmo, tartaruga e zavorra. L'acqua non era proprio limpida, causa il maltempo dei giorni precedenti, ma non si trattava di esplorare il fondale, solo di fare un po' di scena per gli spettatori. Dopo un po' di sali e scendi, nuoto in superficie ed altre cosette subentrò un po' di sano egoismo e, dopo essermi concesso giustamente ai due cameramen, cominciai a scendere, per vedere il fondale e provare l'ebbrezza di scendere in profondità. Mi fermai poco oltre i 14 metri, un po' perché non compensavo prontamente come al solito ed avrei invece voluto, un po' perché il fondale era in realtà una parete. Si trattava di una franata di terra e macerie alquanto scoscesa e senza consistenza, difficile da discendere e quindi, pensai, assai difficile da risalire per un povero palombaro. In un piccolo pianoro vi era un cassone metallico (una lavatrice industriale) abitata da una simpatica cerniotta. Osservai attentamente i dintorni, verificando che la pulizia era avvenuta, sommariamente, solo fino ad una profondità di poco inferiore a quella cui ero giunto. Più sotto...

Iniziai la risalita, faticosamente, in quanto non avevo appigli e, se mi alleggerivo, venivo trasportato da una insistente corrente. Riguadagnata la superficie mi diressi a nuoto verso l'imbocco del porticciolo, dove scoprii un paio di tubi contorti ed arrugginiti. Potevo così fare anch'io la mia parte! All'interno del porticciolo li allungai ai presenti e mi diressi verso lo scivolo d'alaggio. La stanchezza per l'immersione e l'acqua alla cintola, in uno sconnesso fondale di fango, mi facevano sentire un certo affanno.

Il faticoso ritorno, con l'acqua alla cintola

Un'improvvisata guida, non il mio fido, mi fece coricare un paio di volte sul letto di fango. Non vi dico la fatica a rialzarmi, i cattivi pensieri e tutto il resto! Vi basti sapere che pensai; Vuoi vedere che è la volta che mi prende un bei coccolone ?!? Pensai a Fabio e... mi aggrappai alla speranza della ereditarietà di tale evento. Guadagnai a fatica la banchina e ciò che videro, come svitarono l'elmo, fu un viso alquanto provato, seppur con un sorriso da orecchio ad orecchio.

Stanco ma sorridente, in posa per la foto ricordo

Dopo le rituali foto ricordo tutti all'assalto della pastasciutta. Purtroppo il palombaro, si sa, perde un sacco di tempo a farsi svestire e, una volta in abiti civili, non è più così ricercato per un bel piatto di pastasciutta ... Ormai temevo di dovermi recare in qualche vicino ristorante per poter mettere sotto i denti qualcosa. Provai molta invidia per i protagonisti del momento: CC, VVF e GdF. Sempre in prima linea! Alla fine il cuoco ebbe pietà di me e mi elargì un bei piatto di pennette, con uno scampo a mo' di ciliegina.

La foto ricordo dei Palombari Sportivi HDS, Italia. Da sinistra a destra: Fabrizio, Gianluca, Luca, Matteo, Antonio

Per avere ulteriori notizie e soprattutto immagini vi consiglio di visitare: www.scubadoo.it, cliccate su Operazione Fondali Puliti ed ammirate il lavoro di Luca.