INTERPELLANZA DEL 16 NOVEMBRE 2005

Camera dei Deputati

Interrogazione a risposta scritta 4-18091

presentata da CIRO FALANGA mercoledì 16 novembre 2005 nella seduta n. 706

FALANGA. - Al Ministro per i beni e le attività culturali. - Per sapere - premesso che:

le cronache italiane si stanno occupando ormai da tempo delle travagliate vicissitudini della nave «Polluce» della compagnia Rubattino di Genova: primo piroscafo portavalori a rute e a vela degli Stati italici post napoleonici che fu speronato e affondato tra l'Elba e Montecristo nel 1841 mentre trasportava la grandiosa colletta di preziosi, gioielli e monete di oro e argento, raccolti soprattutto all'estero e destinata a Genova per i moti insurrezionalisti mazziniani;la storia del «Polluce» è nota, non solo per la tragedia dell'agguato e dello speronamento da parte della naveidrografica Mongibello del Regno delle Due Sicilie, ma anche per i successivi tentativi di recupero a cento metri diprofondità, falliti per i maliziosi quanto efficaci interventi dell'«intelligentija» degli Stati italici controinteressati, quandola incredibile impresa per quei tempi, sembrava ormai, coronata da successo;la soprintendenza della Toscana, per il recupero di ciò che restava sul fondo del mare nell'area del relitto della nave olluce, ha scelto una società, a parere dell'interrogante, senza che venissero accertate le garanzie previste per legge, ovvero, che la società prescelta possedesse consolidati requisiti qualitativi, mentre la sponsorizzazione è invece rappresentata da due società di Ravenna che nulla hanno a che fare con la archeologia sottomarina, occupandosi professionalmente di ricerche storiche su temi del mare la prima e di lavori per impianti subacquei di idrocarburi la seconda;

nel contratto in questione, stipulato dalla soprintendenza in tutta fretta nel mese di agosto, la medesima concepisce il «recupero» dei s oli preziosi, lasciando invece, il relitto della nave portavalori sul fondo del mare;un recupero così architettato ed eseguito con società più esperte a lavori di trivellazione del fondale marino, piuttosto che alla meticolosa e delicata opera di individuazione e prelievo del materiale archeologico dalle concrezioni calcaree, non ha potuto farsi strada che attraverso gli ulteriori squarci dello scafo del Polluce; nonostante il menzionato relitto, ancora integro fino al 2000, sia stato devastato in quell'anno dalle società inglesi incaricate dalla Soprintendenza, sarebbe stato tuttavia ancora recuperabile per essere destinato, dopo la ricostruzione, ad una esposizione museale permanente, non solo in quanto emblema di un significativo momento storico del nostro Risorgimento ma anche per la lunga serie di episodi ad esso collegati in Italia e all'estero e a tutt'oggi celebrati nel mondo; episodi in grado di ingenerare nei visitatori grandi interessi storici, culturali, letterari e turistici; le vicissitudini connesse a questo «Polluce» spaziano, infatti, dalla ricerca storica dei legami tra gli Stati europei con la causa risorgimentale italiana, come è avvenuto per il movimento culturale russo dell'«intelligencija» che contava a Livorno sulla sede della prima ambasciata russa nella Penisola, all'interesse letterario che la realtà romanzesca di Dumas ha conferito con il suo celebre romanzo ambientato tra l'Elba, Montecristo e Marsiglia, porto dove il Polluce era atteso;

a parere dell'interrogante, dopo le razzie operate negli anni scorsi, il bene di più nobile valore da recuperare doveva consistere nello stesso «Polluce» per essere destinato, dopo la ricostruzione, ad una esposizione museale permanente, non solo in quanto emblema di un significativo momento storico del nostro Risorgimento ma anche per la lunga serie di episodi ad esso collegati in Italia e all'estero e a tutt'oggi celebrati nel mondo, anche al fine di garantire all'area dei comuni interessati, ad un eventuale sede museale permanente dedicata al relitto del Polluce, nuovi ed interessanti leve economiche legate allo sfruttamento economico del sito bene recuperato; secondo l'interrogante, la serie delle azioni compiute dalla soprintendenza della Toscana in occasione della autorizzazione concessa nel 1999 agli inglesi che hanno operato sul relitto del Polluce, avrebbe dovuto indurre un minimo di prudenza, evitando che fossero proprio i medesimi funzionari della Soprintendenza ad occuparsi anche del contratto di questa sorta di ripescaggio -:

se non intenda il Ministro interrogato, ed in caso contrario perché, di attivarsi al fine di garantire il recupero di ciò che resta sul fondo del mare;

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