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Four
men (and a woman) in the Helmet
(Quattro
uomini – e una donna – con l’Elmo) “The
Man in the Helmet” è il titolo di un famoso libro di Desmond
Young sui palombari britannici. Ecco la cronaca della visita di
cortesia di un gruppo di epigoni di quegli eroi degli abissi
marini, fondatori della prima HDS: dove la “D” di Diving è
diventata di Dining e soprattutto di Drinking. Un
gruppo di fondatori della sola HDS che non ha bisogno di
specificare quale Paese rappresenta, poiché è del Regno Unito
(dunque la “madre” di tutti noi), sono venuti a Ravenna nello
spirito di quella che può essere definita una visita di cortesia
e di amicizia. Tutto
è cominciato all’acquario di Londra, metropoli dove si reca
sovente il nostro socio Maurizio Salvaderi, di Roma, il quale,
fattosi riconoscere, ha avuto offerta l’opportunità di
immergersi con un’attrezzatura d’antan messa a disposizione
dai soci d’Oltremanica. Maurizio sapeva di poter contare sui
numeri giusti per ricambiare l’ospitalità. Così l’8 aprile
sono giunti a Ravenna, via Bologna-Borgo Panigale, Peter Dick,
direttore di “H.D. Times”,
la rivista della HDS britannica, con la sua compagna Jeni Willson;
Ray Sutcliffe, produttore di documentari subacquei per la BBC,
estimatore convinto dei sigari toscani; Adrian Barak, titolare
della libreria “Underwater Books” (un nome un programma) ad
Hastings, con la moglie Jenny Logan; John Smillie del “Gruppo
Equipaggiamenti da Lavoro – Nord” nell’ambito di HDS (in
pratica l’equivalente del nostro “Gruppo palombari
sportivi”), con la moglie Una; Gary Wallace-Potter, anch’egli
del “Working Equipment Group” (South però) con la moglie
poliglotta Melo (giapponese, arabo e francese) insegnante di “tiny-talk”,
un linguaggio di gesti che può essere appreso dai bambini ancora
in culla e fiera negatrice dell’uso delle pinne: lei si immerge
soltanto con lo scafandro. Ad
accoglierli: Maurizio Salvaderi,
of course, Faustolo Rambelli, Gian Paolo Vistoli, G. Ninì
Cafiero, Gianluca Minguzzi, Cesare Zen, Michele Guarnieri e
Vincenzo Cardella, cui si sono aggiunti Gianfranco Vitali e Matteo
Tagliapietra. I
Brittons sono stati affidati a una sapiente signora tedesca
(coniugata con un romagnolo) la quale li ha guidati attraverso il
centro storico, nell'area della città romana a vie ortogonali, in
quella tardoromana e in quelle ostrogota e bizantina. Capo
rovesciato all’indietro, i nostri amici hanno ammirato il
soffitto del battistero Neoniano degli Ortodossi, del V secolo,
rivestito di mosaici coevi; la basilica di San Giovanni
Evangelista, voluta da Galla Placidia, sorella dell’Imperatore
Onorio, restaurata dopo i bombardamenti aerei del 1944; il piccolo
mausoleo di Galla Placidia, con i mosaici più antichi di Ravenna.
E ancora, del periodo ostrogoto-bizantino, la chiesa di
Sant'Apollinare Nuovo, fatta erigere da Teodorico in forme
basilicali, con campanile cilindrico del IX-X secolo e magnifici
mosaici; il singolare mausoleo di Teodorico o Rotonda dei Goti,
costruito dopo il 520, con cupola in un solo blocco di roccia
calcarea d’Istria del diametro di circa 11 m; la chiesa di San
Vitale, con pianta e cupola ottagonali, eretta fra il 528 e il
548, e dall'interno impreziosito da marmi e mosaici; la basilica
di Sant'Apollinare in Classe, costruita fra il 533 e il 536, con
splendidi mosaici d'epoca bizantina (VI-VII secolo). Né poteva
mancare la visita del Museo arcivescovile con la cattedra di
Massimiano, del VI secolo, in avorio; e nemmeno quella al sepolcro
settecentesco di Dante, morto esule a Ravenna nel 1321, mentre era
ospite dei signori della città, i Da Polenta.
Al Museo
Dopo
tanta cultura gli ospiti sono stati condotti in viaggio attraverso
la Romagna dei vini del Passatore, sostenuti da abbondante piadina
con prosciutto e Sangiovese, ed altre prelibatezze, spiritualmente
preparati alla cena serale. Hanno mantenuto una sobrietà e un
aplomb eccezionali. Barak – libraio e bibliofilo – ha
rammentato con un sorriso che in The
Man in the Helmet si parla del leggendario palombaro Tom
Loutitt che morì in piena attività, a settant’anni, per essere
caduto, ubriaco fradicio, in una botte piena d’acqua dove affogò!
Un pericolo che nessuno dei presenti corre, dato che per le strade
di Ravenna non v’è traccia di botti piene d’acqua. Sabato
8 aprile finalmente si comincia a fare sul serio. Il tempo volge
finalmente al bello, anzi al bellissimo, e la piscina della Marina
Consulting è pronta ad accogliere nelle sue acque rugginose –
che imitano alla perfezione il tipico ambiente da lavoro del rude
palombaro – i primi helmet divers. Comincia Adrian Barak, che
riesce a intrufolarsi nello scafandro benché questo appaia
inspiegabilmente inadeguato alla sua altezza; quindi è la volta
di John W. Smillie di taglia, diciamo così, più
“mediterranea”. Dopo il tradizionale banchetto si torna in
bacino e le acque limacciose accolgono l’atletico Gary
Wallace-Potter. A completare la giornata il responsabile del GPS
HDS,Italia estrae dalla manica il suo più bell’asso: la
palombara indigena Monica Caccaro. La bella sirena, con la
smagliante ciuccia rossa d’ordinanza, mostra alcuni esercizi
della didattica nostrana, suscitando un chiaro apprezzamento da
parte degli ospiti albionesi.
Adrian Barak
John Smillie
Anche
domenica 9 aprile il tempo è splendido e alla Marine Consulting
il sole fa scintillare la superficie rugginosa della piscina. Le
immersioni inizieranno con un bel po’ di ritardo, con il
conseguente (amichevole) rimbrotto del Capo Palombaro Gianluca
Minguzzi, che “rompe” perché siamo tutti un po’
indisciplinati e la preparazione dei divers va per le lunghe.
Gary Wallace-Potter
Monica Caccaro
Il
programma della mattinata prevede l’immersione di tre palombari.
Il primo è ancora Adrian Barak, che si esibisce con entusiasmo e
divertimento tali da “esaurire” l’aria, benché la visibilità
nella vasca sia alquanto scarsa. Per secondo scende Peter Dick,
editore di “Historical
Diving Times”. Nel suo caso più che l’altezza del vestito
sono le dimensioni della sua testa (non per niente è quella di
uno studioso) a creargli qualche difficoltà con la taglia
dell’attrezzatura: è costretto a risalire dopo pochissimo. A
questo punto gli amici inglesi si ritengono soddisfatti, e allora
si immerge Maurizio, subito confortato dalla constatazione che
l’interfono si è immediatamente raccordato alla nazionalità
del palombaro, passando in automatico dall’inglese
all’italiano… Terminate
le immersioni, tutti a Marina di Ravenna, presso la sede del
Circolo Sub Delphinus per il pranzo. A tavola HDS diventa acronimo
di Historical Dining Society (Società dei Pranzi Storici) o anche
Historical Drinking Society (Società delle bevute storiche), a
seconda del quantitativo di Trebbiano che ha accompagnato le varie
portate. A fine pranzo un emozionato Gianluca ha ricevuto un
tangibile segno dell’apprezzamento da parte degli hard-hat diver,
per aver potuto provare l’emozione di indossare e provare
l’attrezzatura Galeazzi nostrana.
A Pranzo
Per
la digestione trasferimento al Museo Nazionale delle Attività
Subacquee, ove sono stati ammirati gli innumerevoli reperti
storici conservati fra le sue quattro mura. Qui gli amici
palombari anglosassoni hanno ricevuto una t-shirt
dell’associazione ed una pergamena ricordo, firmata dagli
istruttori del GPS HDS,Italia e ratificata per l’occasione dal
Presidente. I
saluti sono stati un coro di arrivederci all’anno prossimo,
quando restituiremo la visita di cortesia: i nostri palombari non
vedono l’ora di immergersi la prossima primavera nelle acque di Portsmouth,
con gli scafandri Siebe Gorman. Gaetano
Ninì Cafiero, Gianluca
Minguzzi |