STAGE DI PALOMBARO BASIC

10-11 GIUGNO 2006

 

TRE UOMINI IN BARCA

 

Ravenna,

Sabato 10 giugno 2006 ore 8,00. Le indicazioni erano precise, il luogo è deserto e sono davanti ad un capannone, chiuso come è logico aspettarsi di sabato, l’aria è fresca ma di lì a poco sarebbe diventata molto calda. L’appuntamento è per le 8,30 ma io sono già qui richiamato dall’eccitazione di vivere il sogno di un bambino. Sono le 8,15 quando una coppia scende da un’auto ispezionando la zona circostante, sono Gianluca e Daniela rispettivamente il primo richiamato nello stesso posto dallo stesso sogno e la seconda oltre che promessa sposa sarà la fotoreporter ufficiale del gruppo. Ma a proposito di gruppo ecco il terzo: alto, aspetto serio e rassicurante come sanno trasmettere quelli dal pelo non più nero. Nicolino richiamato da un impulso genetico: rivivere le gesta dell’avo.

Lo scopo di tutti: vivere due giorni da palombaro.

 

TRE UOMINI IN BARCA

 

Andrea Ferrari

 

   

Nicolino Zunino                                                                       Gianluca Mauro

 

Puntuali il “marcantiano” Gianluca (vorrei a questo punto confessare che non ho la più pallida idea del significato di tale termine che a quanto pare conoscono tutti benissimo dato il globale annuire a seguito dell’abbondante uso) e il suo staff giungono sul posto per iniziare i preparativi. È significativo come viene risolto il primo problema presentatosi: manca la scaletta per la vasca! Pezzi di altre scale, bulloni, tubi, saldatrice corde e fascette e la scaletta è al suo posto; d’altronde coltivare la passione per questi oggetti che giungono fino a noi dal passato richiede come minimo un po’ di buona manualità e di meccanica.

Per il resto lo stage procede più o meno come da manuale.

 

 

Singole Impressioni:

Ho trascorso uno splendido week-end in compagnia di persone amanti lo stesso mondo. Le sensazioni provate sono uniche ed indimenticabili, certo mi sono reso conto di quanto fosse difficile nei tempi passati andare sott’acqua. L’attrezzatura, il cui uso ci viene velocemente ma esaustivamente illustrato da Gianluca, è affascinante ed emana un senso di “vissuto” che in qualche modo mi circonda; la voglia di indossarla diviene sempre più forte e quando si stabilisce chi di noi sarà il primo a stento mi trattengo dal gridare “io io io!!!”. Quando giunge il mio turno, dopo essermi alternato con Gianluca e Nicolino nei ruoli di guida e aiutante, sono emozionatissimo, entrare nell’attrezzatura è un po’ entrare in un altro mondo, ogni gesto è un piccolo rito che può garantire sicurezza o maggior comodità. La pesantissima attrezzatura mi conferisce l’agilità di Frankenstein che tuttavia diventa leggera appena sceso sotto il livello dell’acqua; all’interno il rumore continuo del flusso dell’aria e il ronzio della radio si miscelano al rumore intermittente dello scarico creando un sottofondo, al quale ci si abitua in fretta, che contrasta con ciò che vedo e mi circonda (acqua) che trasmette sensazione di silenzio. Tra la concentrazione ad eseguire ciò che dalla “base” mi viene impartito, il mio pensiero vola ai palombari che un tempo lavoravano e desidero essere in mare e poter vedere attorno a me il blu scuro invece delle turchesi pareti della piscina. Credo essere l’unico non proveniente da didattiche “federali” e probabilmente si nota, ma con un po’ di impegno si superano tranquillamente tutte le difficoltà. Sicuramente risalire la scaletta che mi riporta in superficie è anche un salto temporale, infatti con l’operazione più faticosa di tutte le prove riemergo affannato in superficie e nel nostro tempo.

Ogni gesto è stato un’emozione e tutto ciò è potuto accadere grazie all’impegno di persone che dedicano il loro tempo, le loro energie e le loro risorse a questa passione che non solo può così continuare a vivere, ma può essere provata e condivisa da altri come me.

Andrea Ferrari