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| TRE UOMINI IN BARCA |
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Sabato
10 giugno 2006 ore 8,00. Le indicazioni erano precise, il
luogo è deserto e sono davanti ad un capannone, chiuso come
è logico aspettarsi di sabato, l’aria è fresca ma di lì a
poco sarebbe diventata molto calda. L’appuntamento è per le
8,30 ma io sono già qui richiamato dall’eccitazione di
vivere il sogno di un bambino. Sono le 8,15 quando una coppia
scende da un’auto ispezionando la zona circostante, sono
Gianluca e Daniela rispettivamente il primo richiamato nello
stesso posto dallo stesso sogno e la seconda oltre che
promessa sposa sarà la fotoreporter ufficiale del gruppo. Ma
a proposito di gruppo ecco il terzo: alto, aspetto serio e
rassicurante come sanno trasmettere quelli dal pelo non più
nero. Nicolino richiamato da un impulso genetico: rivivere le
gesta dell’avo. Lo
scopo di tutti: vivere due giorni da palombaro. TRE
UOMINI IN BARCA Andrea Ferrari
Nicolino
Zunino
Gianluca Mauro
Puntuali
il “marcantiano” Gianluca (vorrei a questo punto
confessare che non ho la più pallida idea del significato di
tale termine che a quanto pare conoscono tutti benissimo dato
il globale annuire a seguito dell’abbondante uso) e il suo
staff giungono sul posto per iniziare i preparativi. È
significativo come viene risolto il primo problema
presentatosi: manca la scaletta per la vasca! Pezzi di altre
scale, bulloni, tubi, saldatrice corde e fascette e la
scaletta è al suo posto; d’altronde coltivare la passione
per questi oggetti che giungono fino a noi dal passato
richiede come minimo un po’ di buona manualità e di
meccanica. Per
il resto lo stage procede più o meno come da manuale. Singole
Impressioni: Ho
trascorso uno splendido week-end in compagnia di persone
amanti lo stesso mondo. Le sensazioni provate sono uniche ed
indimenticabili, certo mi sono reso conto di quanto fosse
difficile nei tempi passati andare sott’acqua.
L’attrezzatura, il cui uso ci viene velocemente ma
esaustivamente illustrato da Gianluca, è affascinante ed
emana un senso di “vissuto” che in qualche modo mi
circonda; la voglia di indossarla diviene sempre più forte e
quando si stabilisce chi di noi sarà il primo a stento mi
trattengo dal gridare “io io io!!!”. Quando giunge il mio
turno, dopo essermi alternato con Gianluca e Nicolino nei
ruoli di guida e aiutante, sono emozionatissimo, entrare
nell’attrezzatura è un po’ entrare in un altro mondo,
ogni gesto è un piccolo rito che può garantire sicurezza o
maggior comodità. La pesantissima attrezzatura mi conferisce
l’agilità di Frankenstein che tuttavia diventa leggera
appena sceso sotto il livello dell’acqua; all’interno il
rumore continuo del flusso dell’aria e il ronzio della radio
si miscelano al rumore intermittente dello scarico creando un
sottofondo, al quale ci si abitua in fretta, che contrasta con
ciò che vedo e mi circonda (acqua) che trasmette sensazione
di silenzio. Tra la concentrazione ad eseguire ciò che dalla
“base” mi viene impartito, il mio pensiero vola ai
palombari che un tempo lavoravano e desidero essere in mare e
poter vedere attorno a me il blu scuro invece delle turchesi
pareti della piscina. Credo essere l’unico non proveniente
da didattiche “federali” e probabilmente si nota, ma con
un po’ di impegno si superano tranquillamente tutte le
difficoltà. Sicuramente risalire la scaletta che mi riporta
in superficie è anche un salto temporale, infatti con
l’operazione più faticosa di tutte le prove riemergo
affannato in superficie e nel nostro tempo. Ogni gesto è stato un’emozione e tutto ciò è potuto accadere grazie all’impegno di persone che dedicano il loro tempo, le loro energie e le loro risorse a questa passione che non solo può così continuare a vivere, ma può essere provata e condivisa da altri come me.
Andrea
Ferrari |